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Perchè proprio a te? Il valore terapeutico del dolore.

Perché il dolore? A che cosa serve soffrire? Qual è la sua utilità? Ogni volta in cui hai provato dolore ti sei sicuramente fatta queste domande.

Ci sono molti motivi per cui puoi provare dolore, e in questo caso intendo quello a livello emotivo, benchè quello fisico, quando il dolore dell’anima è forte e profondo, può essergli facilmente associato.

Tornando alle cause psicologiche ce ne possono essere diverse: il senso di perdita, oppure la consapevolezza per delle verità inevitabili, o per delle situazioni che non puoi cambiare.

In tutti questi casi il filo conduttore è il senso di impotenza che provi per un evento che ti tocca nel profondo, che senti essere dannoso per te.

Perché il dolore è causato fondamentalmente da un danno.

Il dolore è la reazione necessaria di fronte a quel danno. Se non provi dolore vuol dire che il danno non c’è stato, oppure non lo stai sentendo, e questo è molto pericoloso, perchè non stai facendo nulla per ripararlo. A livello di sopravvivenza provare dolore è fondamentale, perché crea la reazione necessaria per riparare il danno.

A questo punto puoi mettere in atto 3 tipi di reazione.

1. La cura.

Se ti ferisci provi dolore e poi cerchi il modo per curare la ferita, sia fisicamente che psicologicamente.

2. La fuga.

Scappi dal dolore, lo neghi e fai finta di niente, cercando di scordartelo il prima possibile, sperando così di stare meglio in fretta.

3. La cronicità.

Ti abitui al dolore, diventa parte di te, quasi fosse un compagno di viaggio. All’inizio non vorresti che fosse così, ma poi un po’ alla volta ci prendi confidenza, inizia a fare parte della tua vita e dei tuoi pensieri, costantemente, e nonostante tu ti dica che te ne vuoi liberare, in realtà non lo fai.

Ovviamente il primo tipo di reazione è il più sano, nel senso che è quello che ti fa bene, perché ti permette di affrontare il danno, capirne i motivi, vedere quanto è grande e fare tutto quello che serve per ridurlo, fino a guarire.

Nel secondo caso ti illudi di avere risolto tutto velocemente, ma purtroppo il detto “quello che butti fuori dalla porta rientra dalla finestra” in questo caso è vero, e rischi così di esporti ad un altro danno, perché non hai capito il senso di quello che ti è successo e non hai fatto nulla per proteggerti.

Nel terzo caso c’è la paura di cambiare, di vedere cosa può succedere nel momento in cui ti libererai di quella parte di te, e nel dubbio allora lasci le cose come stanno, permettendo al dolore di stare dentro di te e di farti ancora più male.

Il dolore può essere terapeutico, ma solo nel momento in cui decidi di affrontarlo e di farlo diventare un motivo di cambiamento, voluto da te.

Insomma, il dolore nella tua vita è inevitabile, ma se impari a non subirlo, ma piuttosto a trovare il modo migliore per capirlo e gestirlo, potrà davvero essere un’esperienza in qualche modo utile, e non una cosa da dimenticare o in cui crogiolarti.

Nel momento in cui lo fai puoi scoprire le risorse che ti servono per fare questo lavoro, cercarle dentro di te (e fidati, ci sono di sicuro!) e farti aiutare se da sola non ce la fai, perché insieme è meglio.

 

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