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Storie di cuori ribelli: Nina Simone, la pianista che non voleva cantare.

Nome d’arte di Eunice Kathleen Wayman, Nina Simone nasce a Tryon, nella Carolina del Nord (USA), il 21 febbraio del 1933.

Sesta di otto fratelli Nina mostra fin da bambina uno spiccato talento per la musica.

Inizia a cantare in chiesa con due delle sue sorelle, in un clima teso dal punto di vista razziale, tipico del profondo Sud dell’America degli anni ’40.

La giovane Nina studierà pianoforte grazie all’aiuto di una fondazione della comunità nera locale, che le permetterà di arrivare con i suoi studi fino a New York.

Il suo grande desiderio è quello di diventare una pianista classica, ma purtroppo in quel periodo non c’è posto per una donna nera di umili origini che voglia intraprendere quella carriera.

Ripiega allora sul jazz, diventando nel giro di pochi anni una cantante di successo, grazie alle sue indiscutibili doti vocali e alla sua magica forza interpretativa.

Nina però nel profondo rimane una donna tormentata.

Trova inaccettabile che si discriminino le persone in base al colore della pelle, e diventa una fervente sostenitrice delle lotte per i diritti civili che stanno crescendo nell’America degli anni ’60, rimanendone poi profondamente delusa, tanto da lasciare gli Stati Uniti alla fine di quegli stessi anni, poiché accusa CIA e FBI di scarso interesse nei confronti della risoluzione dei problemi razziali.

La sua vita privata è molto travagliata: s’innamora di uomini tanto potenti quanto violenti, ed anche con la sua unica figlia ha per tutta la vita rapporti difficili.

Il suo disagio la porta ad abusare di alcool e sostanze stupefacenti. Fino alla fine della sua vita non riesce a trovare pace per il suo animo travagliato.

Nina non è in grado di godere del suo successo, perché le rimane l’eterno rimpianto di non essere riuscita ad ottenerlo come avrebbe voluto, come aveva immaginato all’inizio della sua carriera di musicista, diventando cioè una pianista classica.

Tutti l’acclamano, ma a Nina non basta, non serve, perché è lei stessa a non accettare per prima chi è.

E qua ci sono almeno un paio di aspetti della vita di Nina Simone che a mio avviso possono esserti d’ispirazione:

1. Trovare l’equilibrio tra quello che vuoi fare e quello che sei bravo/a a fare.

Nina è una bravissima cantante, suo malgrado, e per lei questo talento diventa una specie di fardello, un peso sempre più pesante da portare. Ha un talento incredibile nel fare una cosa che non vorrebbe fare, eppure si trova praticamente costretta a farlo: è troppo brava, e il successo la travolge perché non è pronta a gestirlo.

Non è semplice distinguere tra quello che ameresti fare e quello in cui sei veramente abile, ma che magari non rientra nei tuoi piani, o nell’idea che hai creato nel tempo su chi sei e su chi vuoi diventare.

L’esempio di Nina Simone però ti fa capire chiaramente come anche il migliore dei talenti, se rifiutato, può diventare un peso.

Chi sei e chi vuoi diventare, un equilibrio in continua definizione, ma importantissimo per la tua serenità e il tuo benessere interiore.

2. Godere di quello che hai.

Nina non riesce ad apprezzare quello che ha: fama, riconoscimenti, ricchezza, perché come ti ho detto prima quella fama non arriva da quello che aveva sognato per lei, e questo la tormenta ancora di più perché quasi nessuno può capirla. Chi mai non vorrebbe fama, riconoscimenti e ricchezza?

Nina non apprezza quello che ha, perché è alla continua ricerca di qualcosa che non potrà mai avere.

Ti è mai capitato di non vedere quello che era già lì davanti a te nella tua vita? Di non apprezzare cosa già possedevi? Sicuramente ti sarà successo qualche volta, ed è assolutamente normale ed umano. E non sto parlando di accontentarti (nel senso negativo e sminuente del termine), perché l’ambizione può essere molto sana quando ti porta a migliorare.

Ma fermarti  un attimo per guardarti intorno, fare il punto della situazione su quello che hai già, può essere una sana abitudine per non cadere nel meccanismo della “continua e disperata ricerca” di qualcosa che forse hai già.
3. Capire quando è troppo.

Nonostante l’insoddisfazione, la fatica, il tormento, Nina non si ferma. Non riesce a dire basta, continua ad accumulare un peso dopo l’altro: tour massacranti, relazioni sbagliate e rabbia, moltissima rabbia.

Nina ha un cuore ribelle, un cuore che non accetta le ingiustizie, ma che non riesce a trovare pace:  la sua voce arriva forte e chiara ai giorni nostri, e probabilmente gran parte della sua forza sta proprio in questa rabbia.

Si fosse fermata un po’ prima, forse avrebbe sofferto di meno, ma di certo non sarebbe stata la Nina Simone che conosciamo.

Capire quando è troppo non è semplice, a volte quando te ne accorgi diventa difficile fermarti, dire di no, dire basta.

Solo tu sai qual è il limite oltre il quale è troppo.

Prova a tenerlo sempre d’occhio, magari quando inizi a pensare che è “abbastanza”, puoi fermarti lì, giusto un poco prima del troppo.

Nina, con il suo grande e tormentato cuore, ci ha lasciato una testimonianza umana e artistica incredibile, e per questo sarà per sempre ricordata.

 

Ti saluto con queste parole, piene di energia e di speranza, tratte da una delle sue canzoni  più conosciute: “Feeling good”

 

You know how I feel

Oh freedom is mine

And I know how I feel

It’s a new dawn

It’s a new day

It’s a new life

And I’m feeling good

 

Tu sai come mi sento

Oh la libertà è mia

E tu sai come mi sento

E’ una nuova alba

E’ un nuovo giorno

E’ una nuova vita

Ed io mi sento bene

 

“Storie di cuori ribelli” sono una serie di post in cui ti racconto delle storie che sono accomunate da un unico filo rosso: parlano di persone che hanno fatto la differenza nei campi in cui si sono misurate, che con la loro vita possono essere fonte di ispirazione e di incoraggiamento per te che ti misuri più o meno di frequente con la questione di adeguarti alle regole, agli standard e ai percorsi che non sempre corrispondono con i tuoi desideri più profondi, con la tua vera essenza.

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