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Storie di cuori ribelli: Yayoi Kusama, una vita per l’arte.

Yayoi Kusama è un’artista giapponese che nasce a Matsumoto (Giappone) nel 1929. Fin da bambina mostra una spiccata attitudine per il disegno e la pittura, che viene però costantemente scoraggiata in famiglia, in primis dalla mamma, che appena vede un suo disegno lo distrugge. Secondo la donna infatti sua figlia sarà destinata ad essere moglie e madre, e non c’è posto nella sua vita per l’arte.

Yayoi però non si lascia scoraggiare, e continua imperterrita a dipingere e disegnare non appena le è possibile.

Visti i continui scontri in famiglia decide di andarsene da casa, e di trasferirsi addirittura a New York, da sola e senza nessun tipo di appoggio. In America per la giovane Kusama la vita sarà dura, perché si troverà ad affrontare un ambiente (quello artistico dei primi anni ’60) prettamente maschile e decisamente poco aperto nei confronti di un’artista giapponese.

Anche in questo frangente Yayoi tiene duro, cerca di inserirsi negli ambienti artistici dell’epoca, cercando parallelamente di esprimere in modo sempre unico e personale la sua arte.

L’artista infatti crea uno stile assolutamente originale e molto moderno per l’epoca.

Dipinge tele enormi composte di puntini, e poi di pois (una serie di opere che chiamerà The infinity dots).

La sua arte passa dalla pittura, alla scultura ed anche alle performance.

Ci saranno dei momenti di consenso nei suoi confronti, che però sono alternati ad altri in cui la donna entrerà in fasi di profonda depressione, tanto da farle decidere di ritornare in Giappone, nel 1973.

Nel 1977 la sua fragilità mentale la porterà a scegliere di propria volontà di entrare in ospedale psichiatrico.

In quel contesto riscoprirà il piacere di esprimersi grazie alla pittura, e le sue opere saranno notate da un critico d’arte locale che decide di promuovere la sua arte in Giappone. Un po’ alla volta i lavori di Kusama incontrano il favore di critica e pubblico nel suo paese, e nel 1993 porta le sue opere alla Biennale di Venezia, nel primo padiglione dedicato all’arte contemporanea giapponese nella storia della manifestazione.

Nel 1994 le sue opere appaiono nel video Love Town di Peter Gabriel, facendosi così conoscere al grande pubblico internazionale. Nel 2004 avvia una collaborazione con lo stilista Marc Jacobs, che creerà una linea di prodotti Louis Vuitton stampati con le inconfondibili grafiche di Kusama.

Molte sue opere sono oggi esposte in importanti musei e gallerie d’arte del mondo, come il Moma di New York, la Tate Modern di Londra e il National Museum of modern art di Tokio.

Il museo di arte moderna di Matsumoto (sua città natale che a lungo la rinnega) oggi ospita una sezione espositiva completamente dedicata alle sue opere.

Kusama tuttora risiede nell’ospedale psichiatrico in cui entrò nel 1977, dipingendo ogni giorno in un atelier poco distante dalla struttura.

[Se vuoi saperne di più consiglio di vedere questo.]

La storia di questa artista è incredibile, perché ha dovuto affrontare una serie di difficoltà enormi nel corso della sua vita, che però non l’hanno mai distolta dalla cosa più importante per lei, la sua arte.

Yayoi ha pagato un prezzo molto alto per questo, il suo equilibrio mentale ne è stato fortemente provato, ma la fede nel suo talento è stata praticamente incrollabile.

Le sue opere sono visioni assolutamente originali e uniche della realtà, che lei decide di seguire e di alimentare.

Perché in fondo è questo che la spinge ad andare sempre avanti, nonostante tutte le difficoltà: l’esigenza fortissima di esprimere la sua visione delle cose, la sua volontà di mostrare al mondo un modo diverso di vedere la vita.

Se la mente di Kusama ha momenti di fragilità, di buio e di instabilità, una sola cosa per lei rimane sempre ferma e incrollabile, la fiducia nel suo talento.

Ed è questo che può davvero ispirarti di questa artista, al di là dall’apprezzare la sua arte, che si sa è sempre soggetta alla sensibilità di ognuno di noi:

Kusama sa nel suo profondo che niente nella vita è più importante che essere se’ stessa, a tutti i costi.

A volte potrai pensare che il talento è una cosa per pochi, ma in realtà ognuno di noi ha un talento, sicuramente tu sei in grado di fare qualcosa molto bene, e questo non vuol dire dover diventare necessariamente un artista di fama internazionale.

Non ascoltare quella parte di te può comportare un prezzo, che è quello di una vita non vissuta completamente.

Ci sono molti modi in cui puoi dare spazio al tuo talento, al tuo modo unico e irripetibile di essere chi sei. Non perdere nessuna occasione per farlo è indispensabile per la tua armonia interiore, per il tuo equilibrio.

Storie come quella di Kusama ti possono dare quel pizzico di coraggio in più per trovare la tua strada, nonostante le difficoltà e le opinioni di chi non la pensa come te.

Che cosa ne pensi di questa storia? Che rapporto hai con il tuo talento?

Se ti va di condividere i tuoi pensieri scrivi pure nei commenti qui sotto, o mandami una mail a info@elenafelmini.it, sarò felice di leggerli e di risponderti.

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