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Strumenti per ascoltarti: il colloquio psicologico

Ci sono dei momenti della tua vita in cui senti di doverti fermare per un attimo. Momenti in cui hai bisogno di prenderti una pausa dall’agire quotidiano e di darti il tempo di pensare, di ascoltarti e di trovare un senso a tutto questo fare.

Chiederti  perché fai quello che fai, domandarti quale direzione stai seguendo e quali sono i tuoi obiettivi.

Perché magari avevi delle idee su chi eri e su che cosa volevi dalla tua vita, e senti che non corrispondono più con chi sei ora, e con che cosa vuoi adesso.

E ci sta, è normale ed è anche sano.

La vita è composta da un flusso continuo di avvenimenti, grandi e piccoli, che inevitabilmente ti cambiano, proprio per questo è importante che ti prenda il tempo per capire se chi sei e quello che fai ora, nel tuo tempo presente, corrisponde effettivamente ai tuoi bisogni più profondi, che non necessariamente devono coincidere con quelli che avevi qualche tempo fa.

La psicologia serve anche a questo, soprattutto a questo, ossia a darti la possibilità di ascoltarti e di capire come stai, per mettere a fuoco che cosa ti serve per stare bene e trovare l’equilibrio di cui hai bisogno nella tua vita.

Uno degli strumenti di cui si serve la psicologia è il colloquio.

Come dice la parola stessa nel colloquio ci si occupa innanzitutto di parlare, e questo lo fai con un professionista, la psicologa o lo psicologo, a cui racconti i tuoi stati d’animo, i tuoi pensieri.

Instauri un dialogo tra te, il tuo mondo interiore e chi ti sta ascoltando, che ponendoti le domande adatte ti aiuta a fare luce sugli aspetti più importanti della tua vita.

Lo psicologo nel colloquio ti aiuta ad affrontare le questioni più spinose, ti guida a scoprire i tuoi punti di forza e ti incoraggia ad esprimerti liberamente. E tutto questo può succedere perché ci sono due cose fondamentali che ti tutelano e ti proteggono:

1. Il segreto professionale.

    Per legge, secondo l’art. 11 del Codice deontologico degli psicologi italiani, lo psicologo è tenuto a non divulgare niente di quello che viene detto nel corso dei colloqui con il proprio paziente, a parte casi eccezionali previsti dal codice stesso.

2. La sospensione del giudizio.

Nel colloquio lo psicologo sospende qualsiasi forma di giudizio nei tuoi confronti, mettendoti così nelle condizioni di esprimere in assoluta libertà qualsiasi tipo di pensiero.

Questa è una circostanza che normalmente non ti si presenta nella vita di tutti i giorni, perché quando esprimi le tue idee sei sempre più o meno consapevolmente condizionato dall’idea che gli altri si possono fare di te.

Nel colloquio con lo psicologo questo non può e non deve succedere, perché è la condizione basilare per qualsiasi tipo di lavoro che puoi fare su di te.

Come puoi pensare di capirti profondamente se devi badare a che cosa starà pensando di te la persona che hai di fronte?

Se non ci fossero la sospensione totale del giudizio e il segreto professionale quale differenza ci potrebbe essere tra un colloquio psicologico ed una qualsiasi conversazione che puoi avere (anche la più sincera e confidenziale) con un non professionista?

Ovviamente questo non basta, perché poi ci sono tutti gli  altri strumenti di lavoro che fanno parte del corredo professionale dello psicologo.

Ma queste, il segreto professionale e la sospensione del giudizio, sono le basi necessarie su cui si può costruire un serio e proficuo lavoro psicologico.

E sono la fondamentale differenza tra un colloquio con la psicologa o psicologo ed una conversazione con la tua o il tuo migliore amico/a.

Quindi la prossima volta in cui ti chiederai – Ma perché devo pagare uno sconosciuto per raccontare le stesse cose che racconto alla mia migliore amica Giovanna? Spero che ti possano tornare in mente le cose che ti ho scritto in questo post 😉

Se poi hai domande o dubbi non esitare a scrivermi a info@elenafelmini.it, sarò felice di risponderti.

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